Sono sempre stato affascinato dalle mantidi. Sin da piccolo amavo ammirarle nei caldi pomeriggi estivi, nel loro apparentemente lento ed indeciso incedere sugli arbusti secchi, e quel caratteristico guardarsi intorno così simile a noi umani. Le mantidi sono infatti tra i pochissimi insetti capaci di ruotare il capo, caratteristica di grande aiuto nella caccia a vista. La mia cultura entomologica a quei tempi era dettata da qualche rarissimo documentario o dai racconti di persone anziane, nulla di più, e tutto ciò non faceva altro che rendere questi animali ancor più misteriosi ai miei occhi inesperti. Ovviamente, la mantide a cui rivolgevo le mie attenzioni era la più comune e più facile da incontrare, la cosiddetta Mantis religiosa, e non immaginavo neppure lontanamente che in realtà, in Italia, esistessero altri generi di mantidi, cosa che scoprii solo molto più tardi. Il genere di cui parleremo in questo articolo è quello dell’ Ameles e precisamente della specie denominata spallanzania. Essa deve il suo nome a Pietro Rossi, il primo vero entomologo al mondo. Fu di fatto il primo professore di “insettologia” all’Università di Pisa nel 1801. Il Prof. Rossi, nella sua descrizione di questa specie, dedicò il nome “spallanzania” al suo amico Gesuita e naturalista Lazzaro Spallanzani, con cui aveva un intenso scambio epistolare scientifico. L’Ameles è spesso descritta come una tigre in miniatura: niente di più vero. In effetti, come ho potuto osservare di persona, questa piccola e voracissima mantide è ampiamente all’altezza delle sue descrizioni. Minuta ma robusta, con i suoi 3-4cm di lunghezza, non farebbe mai pensare ad un istinto predatorio così efficace. Al contrario di altre specie, come ad esempio l’Empusa, ama cacciare attivamente, e non è raro quindi vederla su sterpaglie basse, quasi al livello del suolo, cacciare muovendosi alla ricerca “attiva” della preda. Le sue piccole dimensioni non devono confondere: è veloce, molto veloce, ed ha un asso nella manica: può infatti compiere balzi prodigiosi in rapporto alla sua piccola statura. Può riuscirci grazie al suo terzo paio di zampe, che sono sono particolarmente grandi e sviluppate, ottimali per saltare improvvisamente sulla preda o per sfuggire a sua volta dai predatori. Le raptatorie sono altrettanto robuste, con leve corte e molto forti, in grado di trattenere prede piuttosto grandi rispetto alle dimensioni che raggiunge questa mantide. Qualsiasi sfortunato insetto capiti a tiro di queste armi terribili è spacciato. La sua fama di instancabile divoratrice senza paura è meritatissima: attacca grandi prede, anche di dimensioni simili alle sue, e non è raro vederla pasteggiare con ragni e vespe, esseri molto pericolosi per qualunque insetto, ma a quanto pare non per le mantidi. Il loro carapace duro, la sua conformazione molto sottile e difficile da pungere, e le tecniche di attacco di questa famiglia, fanno si che il 99% degli scontri siano a favore delle Ameles. Tuttavia anch’esse possono trasformarsi rapidamente da predatrici a prede per uccelli insettivori e per questo la Natura le ha dotate di un forte mimetismo criptico spesso associato al territorio di stabula.Un’ulteriore particolarità di questi animali sta nei loro occhi, conici e sporgenti verso la parte alta del capo, quasi a formare delle panciute corna. Questa caratteristica probabilmente consente loro di ampliare ancor più la visione limitando di fatto le parti cieche durante la caccia. Normalmente la si può trovare in un areale molto ampio, prevalentemente di tipo mediterraneo e ad altezze non superiori ai 1000mt. Assume durante la sua vita svariate colorazioni anche in base al periodo e alla posizione. I colori sono sorprendenti: variano dal grigio chiaro sabbia al marrone, per arrivare alla livrea che preferisco di gran lunga, un marrone quasi arancio che nella fine estate le rende veramente invisibile, soprattutto se posata sugli arbusti secchi e bruciati dal sole. Le Ameles hanno un forte dimorfismo sessuale, le femmine sono dotate di un addome molto sviluppato in larghezza e spesso ripiegato verso l’alto, con dei residui vestigiali di ali. Il maschio invece possiede un addome molto più slanciato sul quale sono adagiate ali funzionali. Il pronoto è tozzo e squadrato, molto più robusto della similare decolor, che al contrario lo ha snello e lungo. Al contrario della parente stretta Mantis religiosa l’accoppiamento non ha una fine cruenta. Se è sufficientemente sazia non divora il maschio, anche se vi sono pareri discordanti in merito e varie documenti contrari a questa argomentazione.
Le ooteche che producono sono oblunghe e tozze, della lunghezza di circa 1,5 cm, in materiale spugnoso, frutto di una proteina che al momento della deposizione è schiumosa, e si secca nel giro di qualche minuto formando un contenitore per le uova molto resistente agli sbalzi termici e all’attacco di parassiti. Perdipiù, in questo composto proteico, è presente una sostanza che inibisce la proliferazione di funghi. Le ooteche, in questa specie, sono deposte su materiali solidi come pietre e muretti, comunque sempre in zone soleggiate e non eccessivamente umide. Non possiedono un ciclo vitale stabile e ripetitivo, possono andare in ibernazione in vari stadi e periodi. I rapporti con i propri simili sono di rado cruenti ma se le dimensioni lo consentono, queste piccole tigri non disdegnano il cannibalismo.Non è una specie particolarmente difficile da fotografare anche se la sua incredibile mobilità non rende il lavoro semplice. Basta comunque evitare i movimenti bruschi ed essere dotati di una lente macro di minimo 150mm in modo da non doversi avvicinare troppo al soggetto. Essendo poi una specie predatrice , possiede una vista molto acuta, e anche avendo una distanza di ripresa molto ampia, lei vi terrà costantemente sotto controllo, osservandovi a volte con una insistenza tale da mettervi quasi in soggezione. Dopo una simile descrizione, l’Ameles potrebbe non suscitare la vostra simpatia. Qui però non si parla di una partita di calcio o delle prossime elezioni: si parla di Natura e di quel sottile confine che c’è tra la vita e la morte, tra l’essere predatore o essere predato, si parla della Storia della Vita, e di tutti gli sforzi evolutivi, di tutti i tentativi e degli errori che una determinata specie compie ogni giorno per conquistarsi il suo spazio sulla Terra.
La prossima estate, se vi recate in campagna per trascorrere un bel pomeriggio di relax, osservate bene gli arbusti intorno a voi, e chissà che non avrete la fortuna di incontrare questa meravigliosa mantide mediterranea così tanto piccola, così tanto feroce.
Questo articolo stato scritto da umberto