Tra le erbe di campo, il Tarassaco è certamente una delle più diffuse.
Questa pianta è resistentissima: non teme la siccità, né le basse temperature, e prospera sia in terreni neutri che alcalini.
Nota fin dai tempi antichi per le molteplici proprietà di cui è dotata, durante il secolo scorso, grazie alla sua ampia diffusione e alla sua efficientissima capacità di riprodursi, essa è stata considerata infestante. Fortunatamente, il revival erboristico degli ultimi anni, ha restituito a questa erba medicamentosa la sua giusta dignità.
Il termine Tarassaco, che discende dal latino Taraxacum, è a sua volta è di derivazione greca: esso nasce infatti dall’unione di tarakè (scompiglio) e akos (rimedio). Persino gli arabi hanno preso in prestito la radice greca per creare “tharashaqun” (letteralmente, “cicoria selvatica” o “erba amara”).
I primi ad usare il decotto di questa pianta furono i cinesi, che gli attribuivano la proprietà di far risplendere la pelle e gli occhi delle donne. Antichi Greci e Romani ne conoscevano le proprietà disintossicanti e digestive, mentre fu la medicina araba a descriverne per la prima volta l’azione stimolante sulle ghiandole renali. E’ infatti nel medioevo che l’uso del Tarassaco nella medicina raggiunge la consapevolezze e la diffusione odierna.
Oggi è conosciuta con diversi nomi “volgari”: Dente di leone, Soffione, e Piscialetto sono solo i più comuni.
Questo articolo stato scritto da Chiara