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Confesso

Post 74 di 77

Confesso-copertinaConfesso: il mio spiccato antropomorfismo spesso mi porta a vedere negli insetti alcuni atteggiamenti propriamente umani. Lo so, sono fantasie e nulla più: i comportamenti animali nulla hanno a che vedere con quelli degli uomini. Vi invito, però, ad osservare bene questa fotografia. Ritrae una vespa intenta a riposare su una pianta di campo. Il freddo della notte, che appena intirizzisce noi umani, l’ha gelata.

La vespa mi vede, ed immediatamente, sente l’impulso di scappare, ma non ci riesce, paralizzata com’è. Quindi mi osserva: segue il mio armeggiare muovendo lentamente la testolina. La paura, però, è più forte anche del gelo della notte: la piccola creatura inizia quindi a sfregare le ali tra di loro cercando di far affluire più linfa ai muscoli. Il suo sforzo è al limite, ma di nuovo il freddo ha la meglio su di lei, che rimane come incollata sul ramoscello che fino a qualche istante fa era stato il suo dolce letto. Nel frattempo, io armeggio, regolo il cavalletto e inizio a focheggiare. La vespa mi osserva, cerca con tutte le forze di protendersi verso il tiepido raggio di sole che le darà la forza vitale di cui ha bisogno per prendere il volo. Ho solo pochi minuti di tempo prima che il calore la raggiunga ed i suoi seppure lievi movimenti mi costringono ad aggiustare continuamente la messa a fuoco, facendomi perdere tempo prezioso. Mi guarda, credetemi, fisso negli occhi; regolo di nuovo il fuoco e mi ritrovo gli occhi irosi enormemente ingranditi nel monitor: già assaporo le sciabolate del suo pungiglione. Il timore si è trasformato in rabbia, e la vespa punta dritto l’obbiettivo, nell’attesa furiosa del raggio di sole liberatorio. Scatto una serie di foto, controllo rapidamente la qualità, rialzo lo sguardo e lei è ancora lì furente, pronta a colpirmi con il suo pungiglione, come un atleta ai blocchi di partenza. Smonto rapidamente l’attrezzatura e mi allontano, sempre più convinto che rimanendo sul posto rimedierei una memorabile lezione. Non la cerco più neppure con lo sguardo, nel timore di suscitare ulteriori ire. In Natura è sempre bene non scherzare col fuoco.

Più tardi, chino alla ricerca di nuovi soggetti nel campo, il mio sguardo distratto si posa nuovamente su quel ramoscello. Lei è ancora lì, stavolta illuminata dal un caldo raggio di sole. Penso che la sua rabbia sia scemata nel lasso di tempo intercorso, ed invece d’improvviso parte a razzo, puntando dritta nella mia direzione. Appena il tempo di posare l’attrezzatura a terra che la vespa è a meno di 20 centimetri da me. Rannicchio le braccia per proteggermi dall’impatto imminente, e prego che in Pronto Soccorso non ci sia molta gente. Sorprendentemente, però, la vespa mi evita: compie 2, forse 3 giri intorno alla mia testa guardandomi dritto negli occhi e poi, così com’è arrivata, se ne va via, scomparendo nel folto del bosco.

Vendetta: mi ha spaventato, proprio come io devo aver spaventato lei. Probabilmente, dirigendosi verso qualche bel fiore ricco di polline, avrà riso di me, della mia goffaggine, e dell’affronto che quella mattina aveva dovuto subire da parte mia. Forse, a causa di quell’episodio, sarà stata di cattivo umore per tutta la giornata. O forse avrà raccontato tutto alle sue amiche, mettendole in guardia dagli strani esseri che frequentano i campi di prima mattina.

Sicuramente sono stato “graziato”: lo scontro diretto si sarebbe risolto in suo favore. E non solo: quella piccola creatura, che per tutti è un essere da temere, da sconfiggere, un vero e proprio nemico della quiete pubblica, una piccola vespa, mi ha insegnato che anche in Natura si può scegliere tra il Bene ed il Male, che si può essere migliori, che esiste il Perdono.

Sì, antropomorfista: ma chi dice che alle volte questo non sia un bene?

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Questo articolo stato scritto da umberto

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