Michelet ci racconta come, quand’era apprendista tipografo in fondo ad una cantina, aveva stretto dei rapporti amichevoli con un ragno. A una certa ora del giorno, un raggio di sole filtrava per il piccolo lucernaio di quel triste laboratorio e illuminava la cassetta del piccolo ordinatore dei caratteri di piombo. Allora quel vicino a otto zampe scendeva dalla sua ragnatela e si posava sul bordo della cassetta per prender parte alle gioie della
luce. ll bambino lo lasciava fare e accoglieva amichevolrnente il fiducioso visitatore che rappresentava per lui una dolce diversione durante le lunghe e noiose ore di lavoro, Quando ci manca la società degli uomini noi ricorriamo a quella degli animali, e non sempre ci perdiamo nel cambio.
Tratto da “Le meraviglie dell’istinto degli insetti” di Jean Henri Fabre
Questo articolo è stato scritto da umberto