Mi siedo a fare colazione di fronte alla finestra, in cucina. Una tazza di latte bollente stretta tra le mani, capelli spettinati e pigiama sconquassato da una notte insonne.
Fortunatamente a casa non c’è anima viva e posso godermi la penombra grigia ed il silenzio mentre fuori la neve imbianca alberi e tetti, incurante delle vite che si intrecciano sotto di essi.
Ho tutto il tempo che desidero e sono decisissima a non impiegarlo in alcun modo: gli incubi della notte mi hanno lasciata priva di qualsiasi tipo di forze.
I fiocchi si rincorrono, tra le spire del vento, e nel loro volteggiare disegnano linee surreali, come la notte appena trascorsa.
Mentre i miei pensieri viaggiano a ritroso, un passero si posa sul davanzale del mio balcone, e timido inizia a becchettare le briciole che ogni sera raccolgo e deposito li, nella speranza di essere d’aiuto a qualche creatura meno fortunata. Sembra essere infreddolito e nonostante le piume gonfie lo facciano apparire in salute, sono sicura che non tocchi cibo da diversi giorni.
Vengo da lontano. Ho girato per lungo e largo prima di riuscire a trovare queste poche briciole. Ho trascorso la notte con la testa nascosta tra le piume, fingendo a me stesso di dormire, ma i morsi della fame erano troppo forti per essere ignorati. Ma adesso questo cibo è mio, solo per me, e non me ne andrò di qui fino a che non riuscirò a finirlo. Questa neve mi viene addosso violenta e mi dolgono tutte le ossa. Ma qui sono al sicuro, ed il vento non mi sferza: qui anche il gelo, il freddo e la solitudine sono sopportabili.
Ma chi mi spia? Chi mi guarda mentre ingordo, mi sfamo con queste briciole? Sembra innocua, anzi, probabilmente non è in uno stato molto diverso dal mio. Ha il viso stanco e provato e stringe quella tazza tra le mani come fosse la cosa più importante al mondo, come fosse una di queste briciole. Chissà cosa contiene.
-Cosa stai bevendo?-
Spero di non averlo spaventato: non voglio che voli via. Mi guarda indispettito, e forse dovrei lasciarlo solo con i suoi pensieri. Eppure non posso fare a meno di incantarmi, e di seguire i suoi movimenti,. Lo sento vicino, in qualche modo, molto vicino.
-Una tazza di latte bollente. Dopo una notte d’inferno, è quello che mi ci vuole-.
Accidenti: non riesco a crederci. Mi ha sentito! Ora dovrei fuggire, e non tornare mai più. Ma come posso lasciare questo cibo, ed essere scortese con chi a me ha dimostrato tanta generosità? Come posso abbandonare questo calore che già mi pervade?
-Anche tu, eh? Non ho chiuso occhio e mi sento a pezzi. Grazie delle briciole: senza di queste non avrei visto un’altra notte.-
-Vuoi entrare? Lì fuori fa freddo, qui ci sono tutte le briciole che vuoi. Sempre che non desideri altro. -
- Bisogna sapersi accontentare. Ti ringrazio, ma rimarrò qui: non per sfiducia o per superbia. E’ che questo è il mio posto, e quello è il tuo. Possiamo chiacchierare anche così. –
- Hai ragione. Io non uscirò li fuori. Saper stare al proprio posto è un’ottima lezione da imparare, di prima mattina, così come il sapersi accontentare. Sono due cose estremamente difficili: la prima, perche spesso si cerca di sostituirsi a qualcuno per sopperire alle sue mancanze; la seconda perché spesso quello che gli altri sono disposti ad offrire non è abbastanza. -
- Capisco: eppure, in entrambi i casi, si tratta di un circolo vizioso. Sostituirsi a qualcuno per riempire un vuoto, non farà altro che farci sentire più soli; mentre chiedere di più a qualcuno che non è abbastanza è negarne la natura, allontanarsi velocemente da ciò che si vuole vicino. -
- Ancora una volta, sei nel giusto. Eppure … Non se ne esce. Perché, dunque, legarsi a persone che provocano in noi sofferenza, solitudine, abbandono?-
- … Per i loro colori, per i loro odori, per le sfumature nella loro voce. Perché la Natura sa ciò che noi non sappiamo, e conosce vie che noi ignoriamo, ma si aspetta che siamo all’altezza del compagno che ha scelto per noi. -
- Come dire, dunque, che il problema sono io. -
- Sembra crudele, lo so, ma è esattamente così. Nello specifico, si tratta di “armonizzare” con l’altro: non chiedere e non accusare, ma ricevere ed ascoltare. E’ così che scelgo a mia compagna, e che la mia compagna sceglie me. -
- Io ho scelto un compagno. Eppure sento un vuoto accanto, quando invece dovrei essere piena di lui, ebbra di lui. -
- La mia compagna è lontana. Se è stata forte abbastanza, forse, la rivedrò stasera. Non mi manca: e non perché io non provi amore per lei. E’ perché la conosco, la ascolto: la sua voce ed i suoi pensieri sono con me in ogni momento.-
- Ed il suo abbraccio? Non hai nostalgia del suo abbraccio, del suo sguardo?-
- No. Non ne ho: so che lo ritroverò stasera e se non sarà stasera, sarà domani. Lei mi aspetta. –
- Ma io ne ho bisogno ora. -
- … Questa neve non ci da tregua, ed io ho tanta strada da fare. Grazie ancora delle briciole.-
- Spero ti abbiano saziato. Ne troverai sempre, su quel davanzale. Torna a trovarmi. -
- Forse tornerò. Buona giornata!-
Poso la tazza, ormai fredda e vuota, sul lavandino. Mi guardo allo specchio: ho un aspetto orribile.
Squilla il telefono e m’illumino.
- Buongiorno … -
Questo articolo stato scritto da Chiara